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Da cosa trai soddisfazione?

Da cosa trai soddisfazione?

Se hai risposto immediatamente alla domanda, riponila a te stesso, prenditi il tempo che ti serve per rifletterci, prima di dare la stessa risposta.

Ti viene ancora una risposta immediata? Ne sei proprio certo?

Se ti arriva una risposta subitanea, ci sono due possibilità:

  • ci hai riflettuto già molto e ci stai lavorando da un po’, tanto che forse oggi la questione ti è più chiara
  • stai seguendo con il pilota automatico il piano di altri, o il piano che hai formato per te stesso, magari diversi anni fa. Piano che forse va rivisto.

Ognuno di noi trae soddisfazione da aspetti i più diversi. Motivo per cui potresti esserti sentito dire da amici e conoscenti “ma come mai non ti riposi mai? Ma quando ti godrai la vita, stai sempre a lavorare”.

Ognuno ha una scala di intensità e di soddisfazione. Chi la trae dalla famiglia, chi dal viaggiare, chi dal fare un lavoro che gli piace e aiuta gli altri, chi dal cucinare, etc.

E’ evidente che chi ha una scala diversa dalla tua, es. “fare un lavoro qualsiasi, e poi godermi la vita appena esco dal lavoro” non comprenderà che per te lavorare è già divertimento. Che tu ti nutri di quella attività e delle soddisfazioni che te ne derivano. Che la fatica e i sacrifici (che non senti del tutto come tali) sono compensati da qualcosa che per te ha molto valore, più valore di una passeggiata in montagna.

Motivo per cui coloro che sono animati dalla ricerca di soddisfazione lavorativa, quando fanno un lavoro che non li appaga, che non li nutre, non riescono a generare compensazione con le altre sfere della vita, perché quella lavorativa per loro ha un peso, deve essere fortemente rappresentata.

Diversi sono i punti di vista, diverse le narrazioni che ne derivano. Immagina se la storia di cappuccetto rosso fosse raccontata dal lupo. Quanto sarebbe diversa? Cambiando la prospettiva, cambia tutto.

Ecco, quando ti rapporti con le narrazioni altrui, metti sempre in conto che ciò che li motiva, li spinge ad agire, o a non agire, può appartenere a una scala molto diversa dalla tua. Ciò che per te sembra rinuncia, per loro può essere nutrimento. Ciò che per te è relax, per loro può essere noia e perdita di tempo.

Però, c’è un però…fai attenzione al pilota automatico.

Anche se ti rendi conto che per te il lavoro ha un peso importante per sentirti soddisfatto nella vita, prova a riflettere ancora, per capire se non stai proseguendo su una scia che ormai non ti rappresenta più.

Infatti, potresti accorgerti che sull’altare della soddisfazione professionale stai immolando troppe energie. Che magari anche se lo hai sempre fatto, forse oggi tutto questo non ti rappresenta più pienamente. Oppure è il tipo di lavoro, o le condizioni con cui lo fai…insomma forse oggi qualcosa non scorre più liscio come prima. Quando siamo a inizio carriera è naturale impegnarsi per dare il massimo, per costruirsi un futuro. Ma se ritmi e impegni continuano ad accompagnarti allo stesso modo o in maniera crescente – e pur se contento di quanto fai senti comunque uno stridore interno, un disallineamento che ti parla di latente insoddisfazione – allora forse hai bisogno di rianalizzare il piano che ti ha condotto inconsapevolmente fin qui.

Chi procede con il pilota automatico in genere continua a fare più lavori in contemporanea, considerandolo normale, lo ha sempre fatto, ha sempre studiato e lavorato, o ha dovuto farlo per sbarcare il lunario. Prima magari il tutto era funzionale a partire con il piede giusto, a costruire una carriera, inoltre essendo giovane il fisico reggeva alla grande, in pratica era una vera e propria macchina da guerra.

Ma, a un certo punto il sistema potrebbe iniziare a scricchiolare. Per ognuno di noi accade in maniera diversa. Una delusione professionale, un problema fisico che ti fa accorgere che non tieni quei ritmi, cambiamenti nella tua vita personale, come i figli, che ti fanno riconsiderare le tue priorità e come gestire le tue energie, tempo, soldi, e anche le fonti da cui trai soddisfazioni.

I piani di carriera, e anche ciò da cui traiamo soddisfazione, evolvono con noi. E’ tutto normale.

Il rischio è quando qualcosa si comincia a spezzare, ma tu non ti accorgi, e continui a rincorrere ciò che hai sempre rincorso, con gli stessi mezzi, come bendato.

Si chiamano “tentate soluzioni”. Continui a tentare l’applicazione della stessa formula, per ottenere ciò che vuoi. Peccato che non ottieni ciò che desideri, e non ti accorgi neanche che non lo stai ottenendo, perché quanto fai ti procura ancora soddisfazione in qualche modo. Ti senti semplicemente in cammino, sulla via per ottenere quanto vuoi, e insisti con gli stessi mezzi, sulla stessa strada, magari anche aumentando il carico. Ma seppur una parte di te è soddisfatta, un’altra comincia a non esserlo più. Ma non la ascolti. Non sei abituato ad ascoltarla. Hai sempre fatto così, è la tua vita, è il tuo modo di procurarti soddisfazione, sono i tuoi ritmi.

E se la soddisfazione che cerchi oggi si ottenesse in altro modo?

E se i tuoi parametri, per ottenere soddisfazione, fossero semplicemente cambiati negli anni, solo che non ti sei mai fermato un attimo per accorgertene?

Il mitico Italo Cillo, padre dell’infomarketing in Italia, li chiamava i “3 fattori dello stile di vita”: tempo, soldi, appagamento. Spesso questi fattori sono squilibrati, uno sovrasta gli altri.

E’ il rischio che corre anche chi ama follemente il proprio lavoro, e da questo deriva molta della sua soddisfazione. Fermarsi, rendersi conto che forse questo unico elemento sta risucchiando troppa energia non è facile. Richiede molta auto-osservazione e consapevolezza. Soprattutto perché dentro di te non pensi come altri a uscire da lavoro per poter andare a godere la tua vita. Il lavoro è parte integrante della tua vita, una delle migliori parti vista la soddisfazione che te ne deriva. Nel tuo mindset non c’è altro da questo. Non lo immagini proprio. Non ci vedi nulla di sbagliato, anzi.

Quindi il rischio è che non riesci a sentire subito quello scollamento che provi, non gli dai peso, non ascolti la tua vocina interiore che ti manda segnali.

Tu a lavorare ti diverti, poi hai sempre fatto così, dunque dove sta il problema?

Però quello scollamento persiste. E allora?

Allora, porti alcune domande ti può aiutare:

  • Quanto di te è espresso, ancora oggi, in quello che fai?
  • Ci sono altre parti di te che vorrebbero esprimersi e non lo stanno facendo?

Fermati a riflettere.

  • Quale parte di te sta dominando?
  • A quale parte di te stai dando tanta soddisfazione e a quale altra parte di te la stai negando?
  • Di cosa hai bisogno di più o di meno? Tempo, denaro, amici, viaggi, amore?

Il momento di attenzione è sempre quando non “vediamo” il problema…ma lo  cominciamo a sentire.

Se ciò che fai nella vita ti appaga al 100% bhè, viaggia tranquillo sul tuo cammino.

Ma se ciò che fai inizia a stridere e farti stare scomodo là dove prima stavi comodissimo, forse è il tempo di rivedere le tue priorità.

Non ti sto dicendo solo di rivedere le priorità nelle altre aree della tua vita (in caso l’esercizio “la ruota della vita” ti aiuterà moltissimo).

Do per buono che tu non sia a un livello di workhaolism per cui non hai altre sfere che ti bilancino. Se così non fosse, bhè si è bene che ti fermi un attimo a fare una riflessione più profonda.

Se invece il tuo lavoro, fonte di soddisfazione e appagamento, in fondo in fondo non lo è più così tanto o comunque ti procura anche malessere, ciò che ti consiglio è di rianalizzarlo con occhi nuovi. Prova a rimodularlo in base alla nuova versione di te, oggi.

Forse hai bisogno di più soldi? Più tempo? Più autonomia? Più sicurezza?Più spostamenti perché ti senti chiuso? Meno spostamenti perché tutto ciò ti affatica ormai enormemente? Forse sono anni che fai sempre le stesse cose e da tanto non apprendi qualcosa di nuovo? Forse hai bisogno di cambiare ruolo, colleghi? Forse sei tanto distante da casa e questo ormai spegne le tue energie e quel piacere che prima provavi nel fare il tuo lavoro?

Forse semplicemente stai vivendo una fase di vita diversa, e devi modulare l’energia che poni, perché non è vero che possiamo andare sempre con il turbo, forse non serve, forse puoi concentrarti a far crescere la tua attività o a trarre la tua soddisfazione professionale, in modo diverso.

Aree di miglioramento e appagamento sconfinate, ci attendono dietro l’angolo, se solo ci ascoltiamo e accettiamo il rischio di guardarci dentro e rimodulare il lavoro e le nostre soddisfazioni davvero su di noi.

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