coaching/Estero

All’estero subito dopo la laurea?

Ogni anno tengo almeno una dozzina di corsi in Università dal titolo “andare all’estero”, riservati a studenti e neolaureati che stanno valutando questa possibilità per il loro futuro.

Molti degli studenti che frequentano il corso, vengono per farsi un’idea, per raccogliere informazioni utili, per prendere una decisione con maggiore consapevolezza.

Alla domanda: “Per quale motivo vorreste andare all’estero e dove nello specifico?”

Le risposte sono quasi sempre:

  • per proseguire con una magistrale o un dottorato in una Università straniera
  • per cercare uno stage o un lavoro
  • per migliorare la lingua
  • perché dopo non so se potrò più farlo.

I paesi più gettonati ?

Quelli Europei (Germania in testa, seguita da Olanda, Finlandia, Norvegia, Uk  e Spagna. Rarissimi i casi in cui vengono scelti paesi extraeuropei, e nel caso sono: USA, Australia, a volte l’India o il Giappone.

Cosa mi confermano ogni volta questi corsi?

Che l’ipotesi ESTERO è un qualcosa che aleggia nelle menti dei nostri studenti in maniera vaga. ESTERO non vuol dire nulla. ESTERO è quasi mai un paese nello specifico. Motivo per cui parte del seminario è basato sul permettere loro di tirare fuori le reali motivazioni,  e soprattutto le aspettative, con cui affrontano l’ipotesi di lasciare l’Italia per studio o lavoro.

Aspettative, sì. Il partire senza conoscere le proprie aspettative può essere un grave problema per vivere al meglio questa esperienza. Si può partire solo per stare 3 mesi e migliorare la lingua, come si può partire considerando di cercare sul posto un lavoro, credendo che sia più facile ma senza darsi un tempo di ritorno.

Occorre sempre fare un check delle proprie aspettative. Perché se qualcosa non funzionerà, lì all’estero (ovunque sarà), devi sapere cosa non sta funzionando, quale delle tue aspettative non viene soddisfatta. Cosa ti crea disagio. Cosa ti mette in flusso le emozioni.

E quindi, andare all’estero subito dopo la laurea, può essere una buona soluzione?    Dipende. La scelta è diversa per ciascuno e va poggiata su solide basi. Qui di seguito alcune motivazioni.

Appena laureato hai 12 mesi delicatissimi, che qui in Italia possono essere utilizzati per fare quel benedetto stage che magari non hai fatto durante l’Università. Terminati quei 12 mesi, tutto diventa più complicato. Ora, seguimi nella riflessione: se spendi quei 12 mesi – o buona parte di essi – all’estero a fare il barista, cameriere, babysitter o cose simili,  per raggiungere un livello di lingua che ti consentirà di poter accedere ad opportunità di lavoro consone con la tua laurea, stai di fatto arricchendo il tuo cv di lavoretti che hai di certo già fatto in Italia. Cambia solo che a distanza di 8 mesi magari l’inglese è ora migliorato. A questo punto, potresti cominciare a fare delle candidature per posizioni da laureato, ma dovrai mettere in conto di restare nel paese molto di più, dovrai immaginare di aggiungere come minimo un anno a quello che sta per terminare. Come vedi, sei partito per stare 3 mesi, e se vuoi portarti a casa qualcosa devi starci almeno 3 volte tanto e moltiplicare ancora. Il rischio qual è? Che se non pianifichi la tua permanenza, e torni dopo 3-6 mesi con solo qualche lavoretto sul cv e un inglese migliorato, hai sprecato del tempo utile per inserire nel tuo Cv e nella tua esperienza di vita, un lavoro o uno stage più professionalizzante. Bada bene infatti che, finiti i 12 mesi, accedere a tali opportunità è più difficile, anche se ora sai meglio l’inglese.

Quella finestra di 12 mesi è preziosissima.

E quindi?

Quindi è bene che tu faccia una valutazione iniziale. Quella che chiedo di fare ai miei corsisti, ed è questa:

“Quanto tempo immagini di stare all’estero e per fare cosa? A cosa deve servirti?”

Molti paesi europei non accettano infatti stagisti dopo la laurea, ti chiedono se sei ancora studente, perché per loro lo stage è attività da fare durante l’Università. Una volta laureati, si lavora. E mica hanno torto. Vaglielo a spiegare che da noi in Italia lo stage si può fare anche dopo la laurea ed è per questo che invii candidature, vaglielo a spiegare che il nostro sistema è un po’ diverso, vaglielo a spiegare che dovrebbero prendere te che sai poco la loro lingua per fare un lavoro da laureato invece di preferirti un loro connazionale madrelingua e con all’attivo almeno 3 stage già fatti.

E nel frattempo tu? Tu puoi fare i lavoretti e migliorare il tuo inglese, ma a quel punto ti conviene caldamente restarci in quel paese, investire per almeno un anno in più per poter finalmente mettere sul CV un lavoro più qualificato che con l’aumentare della tua conoscenza linguistica di certo arriverà.

E se invece di partire bendato tu ti prendessi del tempo in quel primo anno dopo la laurea, per migliorare già qui l’inglese in modo da non doverci stare 6 mesi ma solo 3 per ottenere il livello di lavoro che vuoi?

E se intanto cominciassi a sfruttare quei 12 mesi per fare uno o due stage di rilievo che inizino a dare una direzione al tuo percorso di carriera e renderti più competitivo?

L’estero è davvero un qualcosa che temi ti scappi di mano? Che non riuscirai a riacciuffare più?

Forse non ci hai mai riflettuto abbastanza, o forse ti sei confrontato con le esperienze di  generazioni precedenti, di certo più stanziali di oggi, ma ti dico che non solo per lavoro sarai portato a viaggiare spesso e magari anche a trasferirti all’estero, ma potrai anche trovarti a non poterlo scegliere e doverlo fare, magari anche in coppia, per lavoro, per darti delle opportunità, per crescere o per sopravvivere.

Credi che dopo la laurea ci sia un baratro? Credi che – dovendo lavorare fino a 90 anni – non avrai più occasioni di ridisegnare il tuo futuro?

Rifletti un secondo.

Hai bisogno di fermarti a pianificare in modo strategico il tuo futuro, non di partire all’arrembaggio e bendato, senza avere chiari obiettivi e tempi.

Hai bisogno di capire quale paese può essere il più giusto per te. Perché concentrarsi solo sull’Europa? Muoversi per l’Europa è oramai un pò come prendere una metropolitana. E’ il massimo della sfida che puoi porre a te stesso?

Dove sta funzionando oggi il mercato nel campo di tuo interesse? Sai dove si stanno creando i trend? Conosci i professionisti migliori cui guardare? Dove sono? Con chi collaborano? Da chi ti serve andare ad imparare? Li segui? Ci interagisci – magari su LinkedIn? Cosa si dice nei gruppi tematici LinkedIn della professione che vuoi svolgere? Cosa va e cosa non va? Quali corsi fare? Quali paesi stanno spingendo di più? Dove accadono le cose? Dove ci sono le reali opportunità?

Ti sei mai posto in maniera strategica di fronte alle scelte di carriera o vuoi andare solo in un paese che ti piace, in cui si senti comunque a casa?

Stai soddisfacendo la tua voglia di fare esperienze e conoscerti, o vuoi anche impiantare la tua carriera su buone basi?

Se cerchi la prima opzione – e non c’è nulla di male eh? – ti consiglio di risparmiare solo il gruzzolo sufficiente a stare 3 mesi a Londra per migliorare l’inglese e poter affermare a te stesso “si, tutto sommato ho capito che me la so cavare”. A quel punto rifai la valigia e torna felice e contento a casa.

Ma se ti poni obiettivi più ambiziosi ti racconto una storia che credo ti ispirerà.

Paolo era un mio studente, che un giorno viene in orientamento chiedendomi se conoscessi una buona scuola di lingue a Londra. Gli chiedo come mai volesse fare un corso di lingua, e perché mai proprio a Londra, e mi spiega che vuole essere preso per un corso di laurea magistrale in Marketing in Germania. Mi spiega anche che per essere preso occorre migliorare la lingua inglese….e magari, sarebbe ottimo avere pure uno stage sul CV. Ad ogni modo, al momento aveva urgenza di trovare un buon corso di Inglese.

Con Paolo non ci siamo fermati a questo. Se vuoi fare strategia non puoi guardare corto. Abbiamo iniziato a guardare lungo.

Queste le mie domande, e le sue risposte:

“A cosa ti servirà laurearti in Germania in Marketing?”

 “ a trovare più facilmente lavoro in Germania, dove voglio restare in effetti!”

“In che area ti piacerebbe lavorare in Germania, dopo la laurea in Marketing?”

“ nel marketing dentro qualche grande azienda”

“Ce n’è una in particolare che ti interessa? C’è un settore che ti interessa di più di altri?”

“bhè si … io stravedo da sempre per le automobili, ma certo questa mia passione non c’entra nulla con il lavoro”

“Davvero? Non c’entra proprio nulla?”

“Si, mi piacciono le auto ma sa….da qui a finire a lavorare per l’azienda X (e mi fa il nome di una nota casa automobilistica) è tutt’altra storia”

“Bhè, cominciamo a immaginarcela questa storia. L’azienda x che ti piace tanto, dov’è che fa affari? A quali mercati guarda?”

“oh, credo ai mercati asiatici”.

“Ottimo, e come pensi guarderebbe al CV di un ragazzo che di tali mercati conosca qualcosa?”

“Sarebbe per loro più interessante, credo…”

“Ne sono certa. E dimmi, le Università tedesche che stai guardano per svolgere il tuo Master, hanno accordi con i mercati asiatici?”

“Si, in effetti una di quelle che ho guardato offre un intero semestre in Corea!”

“Ottimo….Ritorniamo ora al tuo corso di inglese. Alla luce di quanto ci siamo detti, e rispetto all’obiettivo di carriera che hai individuato, come vedi la scelta di andare a fare il corso di inglese a Londra? “

“ Forse non mi appare più la migliore scelta…controllerò se ci sono corsi in buone scuole in Asia”

“Umm….interessante. Fai allora una buona ricerca, poi ci vediamo la prossima settimana e mi racconti cosa hai scoperto di nuovo e utile”.

Volete sapere come è finita la storia, e dove ha scelto di fare il suo corso di Inglese Paolo?

Paolo ha scelto una scuola canadese in India, dove ha incontrato ragazzi da tutto il mondo creandosi un network incredibile che tutt’oggi gli è di grande utilità. Dopo il suo corso di lingua durato circa due mesi e mezzo in India, una multinazionale tedesca con sede nella sua città del nord italia ha notato il suo cv e gli ha offerto uno stage breve.

In pratica, prima di essere preso dall’ Università tedesca (grazie all’inglese migliorato, lo stage in una multinazionale e l’esperienza in India), Paolo aveva già messo le basi perché il suo piano si realizzasse. Durante la magistrale ha svolto il suo ulteriore semestre in Corea, raddoppiando quindi le esperienze nei mercati asiatici, e prima di discutere la tesi era già dentro la sua amata azienda x, quella dei suoi sogni, quella di cui mi parlava a colloquio un anno e mezzo prima….

Il futuro e il lavoro si pianificano. E si parte anche da un semplice passo, come la scelta di un corso di inglese.

Se devi andare da A a Z….i passaggi intermedi dovranno essere quelli giusti per arrivarci.

Ma se parti a caso, è probabile che non arriverai mai o ci metterai molto più tempo e fatica.

Buona strategia!

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