Formazione

Le competenze appese al chiodo e la sindrome di Wile E. Coyote

126392962Da quanti anni non segui un percorso di formazione che ti consenta di aumentare o diversificare le tue competenze, sia per tua scelta, sia pagato dall’azienda per cui lavori?
Se il numero si avvicina a 3, o lo supera, ebbene, forse è il caso che ti appresti velocemente a porre rimedio.
Anche se esistono molte aziende virtuose che investono, e anche bene, nel proprio personale, non sempre è possibile aspettarselo e darlo per scontato.

Sembrerebbe strano, visto che, oggi più che in passato, è impossibile immaginare di affrontare le complessità dei mercati e anche organizzative senza personale preparato, aggiornato, sul pezzo….anzi, se possibile anche un pochettino più “avanti”!

Eppure, il meccanismo ironicamente dolce-amaro ben illustrato nella prima frase dell’immagine qui sotto, è ciò con cui molto spesso ancora ci si può scontrare.
training
Oltre ai freni e alle convinzioni limitanti in seno a un’organizzazione, è chiaro che il motivo principe dello scarso investimento in formazione e coaching è ovviamente rappresentato dai costi.
Ma come insinua provocatoriamente la seconda frase dell’immagine, il costo che si rivela davvero pesantissimo, è quello costituito dall’affrontare i mercati in maniera inadeguata.
Tale costo, infatti, aumenta esponenzialmente fino a scaricarsi come uno tsunami improvviso sull’azienda, e soprattutto sul singolo lavoratore, nel momento in cui cambia lo scenario e ci si trova impreparati.
Questo il motivo per il quale credo che, se anche l’azienda che dovrebbe avere interesse a formarti non lo facesse, oggi, più che mai, deve essere principalmente interesse tuo, cioè del singolo lavoratore, preoccuparsi della presa in carico responsabile del proprio destino.
E non solo per una questione di “sviluppo”, quanto – mala tempora curront – per una  pura questione di “sopravvivenza”.

Se senti di voler crescere, apprendere, e comprendi che le frecce nel tuo arco non sono più sufficienti a tenerti ad un livello di “rivendibilità” professionale adeguata, questo post spero ti solleciti ad entrare in azione. Subito.

Il meccanismo di cui tendiamo tutti a essere vittime è del resto semplice: l’operatività prende il sopravvento nelle giornate lavorative, e finisce per mantenere le persone nel solito giro di rincorsa di obiettivi a breve termine, neanche fossimo dei criceti nella ruotina.
Una “boccata d’ossigeno” è invece vitale, e si trasforma in:
– energia e buon fiato per continuare a spingere,
– nuove connessioni neuronali utili a vedere diverse opzioni.

Un indubitabile patrimonio per l’azienda, e anche per te!

Ne puoi far buon uso auspicabilmente dentro la tua stessa azienda, in quanto hai qualcosa di nuovo da offrire. La tua condizione diviene più proattiva e anche le opportunità di carriera interna potrebbero evolvere positivamente.
Ma, in caso di bisogno o interesse, ne potresti fare un uso “IN-dipendente” anche altrove.
In entrambi i casi sei tu che col tuo agire, permetti alle cose di avverarsi.

Cos’ altro deve accadere affinchè tu smetta di comportarti come Wile E. Coyote, il quale nonostante i “dolorosi” segnali che l’ambiente circostante gli restituisce, continua con cieca e incrollabile tenacia, a pensare di poter battere il suo acerrimo nemico Beep Beep, mantenendosi all’interno degli stessi schemi di pensiero?
Quegli stessi schemi che, evidentemente sono inefficaci per arrivare al risultato, e quindi possono solo evolvere in un inasprimento di tecniche, che proprio per questo diventano sempre più faticose, ingegnose, frustranti.
Beep Beep, è un uccello velocissimo, passa sotto il naso di Wile, lo avverte del suo arrivo, lo attende addirittura, lo guarda contorcersi sbeffeggiandolo, per poi ripartire a una velocità vertiginosa che lo porta di nuovo lontano.

Beep Beep ha dalla sua diverse qualità:
– può godere di viste panoramiche
– è velocissimo
– è un efficace stratega
– è ironico
ma le fondamentali differenze rispetto a Wile risiedono nella sua consapevolezza e nel suo comportamento.
Beep Beep è centrato su di sé, prende le sue decisioni, agisce facendo il suo personale gioco.
Wile, invece, vive in reazione a Beep Beep. Il suo obiettivo è acciuffarlo e nonostante si prepari ossessivamente, lo scenario non è mai quello immaginato. Non è lui il padrone del gioco, ma sempre la vittima.
Tutte queste componenti accordano a Beep Beep un reale vantaggio competitivo: quello di poter lavorare sulle emozioni di Wile, alimentandone la frustrazione che, a sua volta alimenta il suo accecamento.
Wile, infatti, è così ripiegato sui suoi fantasmagorici espedienti ed ordigni, che non ha tempo per alzare gli occhi, apprendere dalle esperienze, prevedere gli ostacoli contro cui si schianteranno le sue azioni, finendo immancabilmente per ritrovarsi sull’orlo del precipizio, e vittima di esplosioni da lui stesse procurate.
La fatica e la tenacia con cui Wile prosegue e non riesce a prendere le distanze da sé, da quel suo girare nella ruotina del suo stesso ingranaggio, sono le cause che lo portano a rischiare la vita a ogni passo. Wile è vittima, sì…ma a guardar bene, fino a che non decide di cambiare, anche carnefice, nel suo gioco.
Ovviamente nei cartoons Wile si risolleva ogni volta indenne, pronto a proseguire l’avventura per il nostro piacere di spettatori, ma nella vita reale le cose si fanno più dure.

Se ti ritrovi nel comportamento di Wile, se da tempo vorresti fare qualcosa ma stai procrastinando, se sei nel circolo vizioso della recriminazione verso quella che credi sia una gestione aziendale poco attenta al tuo sviluppo, pensa che più vai avanti, e più corri il rischio che la tua “caldaia” si spenga. Tu ti sentirai spompato, qualcuno attribuirà la colpa alla sindrome da stress correlato, altri potrebbero arrivare a dire che potenzialmente non sei più adeguato a correre come Beep Beep nel deserto se serve, o che sei ormai troppo distante o incapace di cambiare per arrivare agli obiettivi ipotizzati dal nuovo management.
Una volta che la caldaia si è spenta, riaccenderla diventa un vero investimento.
Di tempo, denaro, energie.
E se tutto questo costa molto a un’azienda, anche a quella illuminata che ha fatto di tutto per tenerti con la tua bella caldaia accesa, rampante e produttiva, il costo più alto in assoluto lo paghi tu, se hai scelto di “dipendere” solo dalla lungimiranza del tuo datore di lavoro, procedendo come bendato e affidandogli la responsabilità del tuo sviluppo e soprattutto la tua “rivendibilità”, ciò che a mio giudizio è oggi la cosa più preziosa cui devi tendere.
E, ancora una volta, ribadisco che ne faccio una questione di  “sopravvivenza” e non solo di puro “sviluppo”.

Formarsi, crescere, occuparsi della propria evoluzione professionale non può più essere una faccenda accessoria, che riguarda quei pochi velleitari che non si accontentano mai, a cui piace imparare sempre, provare soddisfazione in quello che fanno, vedere cose nuove. Insomma quelli che rischiano di essere considerati come gente che non bada al sodo – leggi anche – quelli che non stanno comodi nella ruotina che gli è stata predisposta.
Non occorre quindi attendere fino alla fine del dirupo, con la speranza di fermarsi prima o di essere salvatati da qualcuno in extremis.

Senza strumenti, visioni, ossigeno, è più difficile riaprire opzioni, immaginarle, entrarci e viverle.

E’ come rimettere in moto un motore che è restato a lungo spento ed ha la batteria scarica.
Diventa quindi importante investire su di sé, personalmente, senza “dipendere” o aspettarsi che qualcuno necessariamente lo faccia per noi. Se accade, meglio, per tutti, altrimenti, pianifichiamo individualmente le tappe della nostra crescita.
Cerchiamo di “sentire l’erba che cresce”, cerchiamo di “vedere lontano”, di captare le tendenze in arrivo, di “connetterci” con ciò che accade fuori dalla ruota, di non dare per scontate alcune cose o di opporci a certe innovazioni perché pensiamo che non facciano per noi.
Dopo tanti anni in cui si è restati fermi al chiodo o iperspecializzati in qualcosa di nicchia, o anche troppo generalisti, non è necessario immaginare per forza di doversi iscrivere ad MBA, lunghi Master o costosi percorsi professionalizzanti. O meglio, non sempre sono ciò che può servire, e di certo non a tutti. Esistono anche percorsi di formazione brevi, comodi, da seguire online, senza prendere ferie, spostarsi e pagare hotel e treni. Alcune società, e prestigiosi atenei mondiali, stanno mettendo a disposizione fonti interessantissime e gratuite.
Sto parlando degli ormai famosi MOOC – Massive Open Online Courses, che nei prossimi anni aumenteranno esponenzialmente.

Alcuni di questi sono:
https://www.coursera.org
https://class.stanford.edu
http://ocw.mit.edu/index.htm
http://www.khanacademy.org/
https://www.udacity.com
https://www.edx.org/

Se ne conoscete altri utili, vi prego di segnalarli e scriverli nei commenti a beneficio di tutti.
Visto che le immagini spesso arrivano più di tante parole, vi lascio con un episodio dei divertentissimi Wile e Beep Beep.
Buona visione….e meditazione!

One thought on “Le competenze appese al chiodo e la sindrome di Wile E. Coyote

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