Curriculum

Hanno ammazzato il CV, il CV è vivo!

curriculumIl curriculum vitae è in via di estinzione, ha le ore contate…se non già definitivamente morto.

E’ quanto sento dire con sempre maggiore insistenza da esperti vari. Neanche a dirlo, la sua fine sarebbe stata decretata dai social-media (mi sembra quasi di ascoltare i commenti di soddisfazione dei molti che hanno sempre considerato inutile il CV: “ah! finalmente, il tempo ci ha dato ragione, basta, fine, Kaput! Curriculum hai terminato di essere il nostro incubo! Eureka!”).

Permettetemi di insinuare quantomeno un dubbio. In realtà, sull’argomento ho tutt’altra visione, forte e chiara.
In questo post proverò quindi a spiegare perché ritengo tali affermazioni semplicistiche, avventate, e forzatamente “futuriste”. Sia ben inteso, non pensiate che io non riconosca le potenzialità dei Social Media, o non apprezzi l’energia creatrice del Futurismo: tutt’al contrario!

Ciò che non riesco davvero a comprendere è il perché questi strumenti (Curriculum e Social Media) vengano oggi considerati in una logica di rigido dualismo, come fossero antagonisti da opporre l’uno all’altro, e dal cui fronteggiamento ci si aspetti che uno dei due debba necessariamente cedere il passo, perire, arrendersi alla sua “presunta” e “congenita” inefficacia.

La mia visione? Non esiste dualismo. Il curriculum, così come le tracce inconsapevoli (?) che disseminiamo in rete, o i profili che invece creiamo appositamente per gestire la nostra presenza online, rispondono TUTTI alla medesima esigenza, profonda, umana, arcaica: RACCONTARSI. Qualsiasi modalità si scelga di usare, stiamo comunque facendo Storytelling.

E se è vero che oggi chi necessita entrare in contatto con candidati monitora la rete – il che’ non fa altro che avvalorare la necessità da parte del candidato di compiere un costante lavoro di orchestrazione delle proprie tracce e documenti – è pur vero che, di fatto, continua ancora a richiedergli un CV.
Rinfoderate quindi le spade (e le speranze): il CV è duro a morire e non credo proprio sparirà così presto. Continua ad essere il miglior strumento per ricevere e gestire le candidature, e l’antipatia nei suoi confronti nasce solo da esperienze frustranti dovute spesso ad una mancata conoscenza del suo uso più efficace.

Credo importante prendere coscienza che un uso “asettico”, come spesso è stato fatto del Curriculum, non è funzionale a raccontare nulla, soprattutto in un momento in cui, più che mai, occorre aggiungere valore per emergere dalla moltitudine. Mi riferisco in modo particolare al formato Europeo (usato quasi esclusivamente in Italia), che ho sempre ritenuto il Curriculum MUTO per eccellenza, nonostante le nobili intenzioni con cui è nato (essere uno strumento per tutti) o forse proprio a causa di quest’ultime.

Perché MUTO?
Perché di fatto non consente molti margini di personalizzazione e quindi di racconto. Quindi a mio giudizio tradisce completamente la missione di un curriculum, che non è certo solo quella di riportare dei dati.
Ma anche i format più personalizzabili, sono stati spesso usati come un oggetto estraneo a sé, quasi una lista della spesa di paroline magiche da spruzzare qua e là, da articolare secondo logiche non chiare, tramandate per passaparola, a cui giocoforza in molti si sono immolati, pur con la fiducia e l’atteggiamento di un giocatore della Roulette Russa.

Nel Cv è invece importante raccontarsi proprio sottraendosi ai soliti clichés, dimostrando personalità.
I brand/aziende stanno potenziando il proprio storytelling, imparando a descriversi come fossero “persone”.
A maggior ragione i candidati, in quanto persone, non possono spiegare le proprie competenze in maniera roboante e vacua, usando uno slang “aziendalese” che non sempre gli è familiare, soprattutto se si tratta di giovani laureati.

Le aziende sempre più si orienteranno verso i candidati che saranno in grado di suscitare in loro emozioni, ovvero coloro che attraverso il racconto del proprio percorso, di studi e professionale, sapranno spiegare semplicemente e condividere con loro valori, competenze, visione, modo di intendere il lavoro.
La familiarità con i Social può semmai aiutarci a comprendere che a un occhio esperto la lettura del CV può parlare, e molto, del candidato, così come parla (senza che questi sempre se ne renda conto) il suo profilo Facebook.
Le priorità con cui organizza le sue sezioni, gli aggettivi e i verbi che utilizza per descrivere le emozioni, la passione, i risultati, gli obiettivi, i valori che esprime con attività di volontariato o nella scelta di certi percorsi anziché altri, ecco, tutto questo rende il candidato vivo, palpitante e interessante.

Forse cominceremo finalmente a trattare il CV per quello che è – un nostro strumento – utile a promuovere e raccontare la propria personalissima storia professionale come se si trattasse della lavorazione di un fantastico pizzo al tombolo costruita intorno agli spilli (i nostri dati: che poi non sono altro che le nostre skills, interessi, scelte…). Sia beninteso, questo è da sempre stato l’unico modo di scrivere il CV, ma ben vengano i Social, se sono serviti a riavvicinare il CV alla sua naturale funzione di “strumento personale”.

E mentre quindi alcuni ancora chiedono all’oracolo: “vanno inserite prima le esperienze di formazione o quelle lavorative?”, come un vero mutante, il CV ha già preso almeno ulteriori 4 vite, tutte ad esso ricollegate come i figli a una madre, come un albero alle sue radici, per consegnarsi nelle nostre mani e permetterci di “raccontarci”.

Alcune di queste “mutazioni”?:
Profilo LinkedIn
Biografia
Video CV
– Cv realizzato con infografiche

Ma di queste vi parlerò prossimamente in altri post.

2 thoughts on “Hanno ammazzato il CV, il CV è vivo!

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