Personal Branding

Brand Reputation Management e Personal Branding 2/2 – SOCIAL SELLING

digitalmarketinginnovazionebrandingespertipersonalbrandingreputazioneNel post precedente abbiamo concluso menzionando il delinearsi di un nuovo modo di Gestire la Reputazione. Un nuovo approccio – che richiede l’azione dei singoli e degli individui – più che dei loghi e degli alto parlanti.

Il tutto, perché fondamentalmente oggi le persone seguono le persone. Il concetto di People trust People è quanto mai attuale. O, se si vuole, di Business “People to People”. L’era della Visibilità del Logo, come obiettivo della Strategia di Branding, è ormai bella che andata. Viviamo nell’era della visibilità degli Esseri Umani che, guarda caso, sono quello di cui è composta un’impresa, che lo voglia o no!

Per logica conseguenza, la Gestione della Reputazione di un Brand non sarà più qualcosa da intendersi meramente in un ottica di promozione dei posizionamenti e monitoraggio del buzz dei segmenti di prodotto/ servizio mercato (Product Brand), della propria realtà come Datore di Lavoro (Employer Brand) e delle più alte questioni societarie delicate (Corporate Brand), ma anche a livello di persone chiave e non, che costruiscono, promuovono e rappresentano consciamente o inconsciamente l’azienda giornalmente, in tutti i punti di contatto con gli stakeholder di riferimento (Employees Personal Brand ) nel mondo on-line, così come nel mondo off-line.

Se, da questo punto di vista, la gestione della Reputazione delle Persone Chiave di un’Impresa è un attività già bella che praticata al fine di prevenire e mitigare crisi estemporanee e inattese, quella della persone definibili come“meno importanti” è ancora sul binario morto, in attesa di essere percorsa correttamente – sebbene il monitoraggio on-line delle medesime avvenga giornalmente, a loro insaputa.

Per poter prevenire, eventualmente mitigare o scacciare con successo Rischi Reputazionali, viste le dinamiche sopra enucleate, un’azienda ha o può avere come unica arma per costruire il proprio Brand quella di percorrere la via della “call to action” delle persone che la compongono, affidando loro –  o portando avanti tramite loro –  strategie di content marketing e di conversational marketing, sorrette da studiate strategie di personal branding.

Occorre cioè chiedere l’aiuto dei propri dipendenti – anch’essi Brand come le stesse Persone che popolano il Social Web  al fine di costruire, rafforzare e proteggere il posizionamento del Brand Aziendale: agendo in maniera personale, comunicando e condividendo giornalmente dai loro profili i contenuti che veicolano il messaggio da trasmettere al mercato di riferimento globale o locale, sotto forma di Immagini, Video, Citazioni, Articoli, Commenti, etc…

Una mossa strategica: che può attirare l’attenzione delle persone che s’intende raggiungere in maniera maggiore, e far sì che gli sforzi di marketing non vadano percorsi senza ritorno.

Una attività di Empowerment: se si pensa al valore personale indiretto che potrebbe portare ai dipendenti coinvolti.

Ognuno di loro è, e dovrà, potrebbe e/o dovrebbe fungere da Brand Ambassador e da guardiano della Reputazione Aziendale. Una sorta di sentinella – pronta a lanciare messaggi, a gestire le reazioni in Real Time, nonché uno sorta di controllore delle conversazioni che riguardano l’universo in cui il Brand è coinvolto – pronta ad unirsi al Buzz in maniera umana e proattiva, per difendere, migliorare o consolidare l’immagine di cui si sta facendo discussione.

In questo senso, operativamente parlando, a livello manageriale le aziende dovranno e/o saranno chiamate a dotarsi di specialisti autorevoli di Personal Branding o con un forte Personal Brand su un dato tema, in grado di aiutare a migliorare la presenza on-line e nei Social Media dei loro dipendenti, nonché in grado di aiutare a gestire con cura la propria identità, immagine e reputazione, facendo sì che questi possano promuoversi agendo personalmente, e promuovere le diverse value proposition aziendali in maniera coerente con la corporale personality, nonché con le evoluzioni delle dinamiche di interazione proprie dei contesti di riferimento in cui si deciderà di comunicare.

Questo approccio, sebbene molto rivoluzionario ma potenzialmente fattibile, può condurre ad ottenere tutta una serie di vantaggi tra i quali:

Incrementare la visibilità del Brand nei Social Media, migliorando l’Awareness del Brand sui diversi piani della stessa verso i target di riferimento e non 

Diffondere efficacemente il messaggio in maniera indiretta, virale e organica, migliorando la Brand Consideration sui differenti livelli della stessa verso i target di riferimento e non

Creare contenuti che riescano ad andare Viral e diventino portatori sani del Brand – aiutandolo a scalare i Ranking dei Motori di Ricerca come Google, ma anche i motori di ricerca interni dei più disparati Social Media presi in considerazione – al fine di ottimizzare il posizionamento dei propri siti aziendali o di riferimento fra i primi siti da cliccare, disarcionando quelli dove si parla male o che ostacolano l’ottenimento di maggiore visibilità. 

Posizionarsi come azienda veramente Social e Innovativa, e formata da tanti Leader, tanti Micro Brand non da Numeri!

Farsi rappresentare da diverse figure “Social Mediatiche”, in grado di stabilire un legame con le persone in maniera nuova, umanizzare l’azienda e le sue comunicazioni, vendendola meglio e in maniera indiretta, e proteggendola da attacchi improvvisi che possono causare perdite in termini di Trust.

– Effettuare ricerche di mercato a cielo aperto, e capire come s’è percepiti in tempo reale anche rispetto a competitor diretti a livello di Prodotto, Corporate ed Employer.

Al cospetto di tutto ciò, rimangono un paio di nodi da sciogliere –  e anche molto delicati –  prima di poter attuare una strategia di Social Selling come la suddetta:

1) E’ un azienda pronta a puntare tutto sulle Persone per la prima volta, investendo sulla loro visibilità ed immagine, con il rischio connesso che qualcuno possa “poacharle” da un momento all’altro?

2) Sono le Persone pronte a farsi ambasciatori del Brand, utilizzando i propri profili personali, e rinunciando a comunicare in maniera libera le proprie opinioni, visioni e i propri commenti, per veicolare, costruire e difendere il posizionamento del Brand?

Che ve ne pare?… Aspetto la vostra

2 thoughts on “Brand Reputation Management e Personal Branding 2/2 – SOCIAL SELLING

  1. Pingback: Brand Reputation Management e Personal Branding 1/2 – RISCHIO D’IMPRESA | JobSeeds

  2. Pingback: I pensieri di Davide Scialpi su Social Selling, Brand Reputation e Personal Branding su jobseeds.it ‹ RDO, REINVENTA DEE OCEANS, The Global Digital Media Company and Strategic Marketing Firm!

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