coaching

Sopravvivenza o Creatività?

Sì in un certo senso te la propongo netta, come “pillola rossa” o “pillola azzurra”?

Non ci sono mezze misure.

E un pò come per Neo in Matrix, in tutti noi arriva un momento nel quale non riusciamo più a sfuggire a noi stessi, alla nostra verità.
Il nostro corpo, la nostra mente, il nostro essere nella sua interezza, comincia a gridarci che non possiamo più nasconderci, che non è più tempo per venire a patti, che forse se abbiamo voglia di fare della nostra vita qualcosa che abbia un senso, dobbiamo ascoltarla quella voce interiore che da sempre sussurra, ma che più volte, e in diverse fasi, abbiamo “cercato” di mettere a tacere…ma lei, ovvio, non demorde, e come un demone è ancora lì a infastidirci, a cercare di farci abbandonare ogni area di comfort, ogni paura, spingendoci a sganciare gli ormeggi, a sperimentare quel senso di vuoto, quel brivido eccitante, quell’istinto vitale che – se seguito – può davvero riempire il nostro vaso di ogni abbondanza. Oltre quanta ne potremmo immaginare.

Sì perché la gran parte di noi è così abituato a pensare in piccolo, a tenere la propria anima accartocciata dentro un ridottissimo spazio di possibilità, a credere a quanti gli hanno consigliato di volare basso, di tenere a freno ogni velleità, di accontentarsi prima ancora di provarci, di cercare all’esterno risposte fantomatiche a una domanda interna non bene precisata (quindi come speri che arrivi una qualsiasi risposta salvifica, se neanche hai saputo porre la domanda?), di andare in questua di un “aiutino” neanche fossimo in un quiz televisivo, che poi quella voce interiore faticano a sedarla…ma visto che lei permane, ecco allora l’ansia, gli psicofarmaci, gli sport e lo shopping compulsivi, qualsiasi cosa la zittisca è degno di finire su un altare cui ci immoliamo di buon grado.

La maggioranza di noi, quando inizia a cercare un lavoro oggi, evita proprio di chiedersi cosa potrebbe piacergli, convinto che tanto sia una domanda che non ha senso, e prosegue assolutamente allineato con il luogo comune “inizia da qualche parte, poi vedi…”.

E così – se si è fortunatissimi – si prosegue per almeno una quindicina di anni, fino a quando qualcosa si rompe. Sì, perché è raro che non si rompa, proprio raro. Ed è con tale consapevolezza che quando un ragazzo in cerca del primo lavoro arriva da me, già ripiegato su luoghi comuni evitando di salire (o scendere, dipende…) un po’ lungo la scala faticosa della ricerca di sé, mi viene il magone! Perché lui/lei non sanno che questo sconto che stanno facendo a se stessi a 20 anni, se lo troveranno come conto da pagare con gli interessi a 35-40 anni.

L’esperienza del mio lavoro è che intorno ai 35 anni, quel “sopravvivere” comincia a non bastarci più. A non avere più alcun senso. Cominciamo di nuovo, prepotentemente, a chiederci come potremmo essere davvero quello che siamo, peccato che ci siamo completamente dimenticati di chi siamo, cosa sentiamo, dove lo sentiamo. Siamo narcotizzati. In preda alla routine quotidiana, fatta del nuovo ruolo di taxi-driver per gli sport dei figli, del mutuo che incombe e che speriamo di estinguere a breve, del capo che non ci lascia respirare e quando torniamo a casa la sera siamo stravolti, figurati di mettersi a cercare un altro lavoro, di questi tempi, e dove poi? Lasciamo stare!
Sì lasciamo stare, ma poi la notte da un pò non dormiamo bene, e non capiamo perché. Abbiamo sempre quell’ansia strisciante, e non ci sentiamo mai bene nella nostra pelle. Inadeguati. Disallineati. Sì, e questa cosa si riflette anche sul lavoro (mica crederemo pure che non traspaia?).

Quando il tutto sale, sale, fino a diventare in certi giorni insostenibile, proviamo anche a parlarne con qualcuno. Ma quel parlare è di fatto puro esercizio stilistico. Ne parliamo, come parleremmo del tempo. “Pour parler“, appunto. Davanti alla macchinetta del caffè, che tanto cosa vuoi che ci dica il collega che sta nella nostra stessa situazione.
Mal comune mezzo gaudio, ma almeno mi sono sfogato. Quel parlare diventa un momento di lamentazione collettiva che poi, esaurita la spinta ed entrato in circolo lo zucchero del caffè, finiamo per chiuderla là. Altrimenti ci deprimiamo troppo, che invece abbiamo da chiudere 100 cose prima di uscire (che stasera finalmente riusciamo ad andare in palestra, a calcetto o a vedere quell’amica dei tempi dell’Università).
Oasi. Sporadici momenti per rinfrancare gli animi. Sporadici, mi raccomando!, che se fossero di più, finiremmo per prendere finalmente consapevolezza che quanto stiamo vivendo non è la vita che ci immaginavamo e che sì, vogliamo di più. Ma diciamocelo sottovoce, anzi diciamolo sporadicamente a un amico o un’amica fidati, e poi basta. Richiudiamo il cassetto, ridiamoci un tono e continuiamo la giostra.

Allora da tutto ciò come se ne esce?
E’indubbio che i tempi non sono i migliori, e blablabla…
Qui ti induco proprio a smetterla di frequentare quei luoghi comuni  e quelle cose per te già “stra-note”. Vuoi un cambiamento e pensi di ottenerlo continuando a pensare le stesse cose?

Il primo vero lavoro che va fatto è quello di cambiare il nostro mindset.
Potrà sembrarti ovvio. Ma non lo è. E non è neanche facile. PER NULLA!

Siamo quasi sempre concentrati a cercare di “sopravvivere” e non a “prosperare”.
Da qui parte molto. Quasi tutto. Tutto direi. Anzi ve lo dico proprio, visto che questo è un post diretto, direttissimo come un pendolino, tutto parte da qui. Se non siete disposti (come Neo in Matrix) a vedere la realtà delle cose in faccia, grazie per la lettura fino a qui, amici come prima, se tornerete ogni tanto mi farà piacere, e buon proseguimento di viaggio.

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Sei ancora qui? “Ti interessa sapere di che si tratta?” 😉
Ti ringrazio…allora proseguiamo.
Che vuol dire che siamo in modalità “sopravvivenza”?
Te lo spiego subito.

Un neolaureato in cerca del suo primo lavoro cerca di sopravvivere alla giungla delle miriadi di offerte, ai tanti competitors con cui si trova fianco a fianco nei colloqui, con le infinite incertezze contrattuali e di prospettiva che tutti intorno a lui non fanno altro che ricordargli.
Ciò che quindi tenta di fare è di trovare un qualcosa che gli consenta di partire, iniziare, cominciare a costruire qualcosa…perché solo l’idea di restare fermo qualche mese gli procura un’angoscia terribile.
Primo obiettivo quindi: sopravvivere…poi si vedrà.

Non va in maniera tanto diversa per un professionista con una maggiore seniority. Magari ha una tranquillità economica maggiore (non sempre, perché nel frattempo i carichi familiari o in genere la vita ci aggiunge elementi per non rilassarci), ma di fatto comincia ad accusare il colpo in termini fisici, emotivi, mentali di ambienti lavorativi tossici nei quali è inserito, di una mancanza crescita rispetto a quanto promesso, di una insostenibilità dei ritmi ai quali è sottoposto, di tagli e imminenti licenziamenti che lo riguarderanno, etc.

Come vedi, non cambia molto. Si cerca di sopravvivere, come prima cosa.

Siamo abituatissimi a sopravvivere. Siamo programmati per sopravvivere.
E’ utile. Ma può avere dei risvolti gravi. Gravi per la nostra vita, per la salute, per la nostra stabilità.

Sì perché vivere in perenne sopravvivenza – e per perenne intendo proprio ogni secondo di ogni giorno, ovvero ciò a cui siamo oramai abituati tutti – ci fa male, molto.
Come gli animali, siamo programmati per rispondere ad un attacco, per fronteggiare una crisi. Il nostro corpo si allerta nel giro di frazioni di secondi per consentirci la migliore risposta possibile, quella che appunto possa garantirci la sopravvivenza.
Ma se questo stato di allerta si protrae troppo a lungo, fino a divenire cronico, allora i rischi per la nostra vita cominciano a divenire molti, troppi!

Il cosiddetto STRESS è la risposta a questo continuo processo di attacco/fuga (fight or flight) con cui affrontiamo ormai quotidianamente la vita.Come se ogni giorno fossimo davanti a una tigre che di noi si vuol fare un solo boccone!

La stessa ricerca del lavoro è fonte di uno stress enorme. Così come il sentire quotidianamente i propri colleghi o coetanei dire che tanto non si trova nulla in giro, qualsiasi CV manderai non ti risponderanno, servono solo le raccomandazioni, etc. Tutto questa “spazzatura” (consentitemelo) con cui veniamo bombardati dall’ambiente circostante o che noi stessi alimentiamo con i nostri pensieri, con la nostra sfiducia nella possibilità di poter fare qualche scelta che produca risultati diversi, ebbene tutto questo non fa altro che tenerci costantemente in stress, ci fa girare a vuoto o addirittura ci tiene paralizzati.

Ciò che sto dicendo è che, sebbene possano esserci oggettive difficoltà, ci sono sempre opzioni da considerare e che – nella modalità di sopravvivenza in cui perseveriamo – finiamo per non riuscire più a vedere, a prendere in considerazione.

Sto anche dicendo che, qualsiasi siano i problemi che stiamo fronteggiando, è bene che iniziamo a renderci conto se la modalità “devo sopravvivere” si è così impossessata di noi da essere diventata parte integrante della nostra vita. In tal caso ti prego di continuare la lettura attentamente.

Vivere in perenne stato di stress, ti farà sentire costantemente stanco, senza energia, senza risorse.
Vivere in perenne stato di stress, danneggerà i tuoi circuiti neuronali impedendoti di attivare risposte creative e nuove soluzioni. Non hai possibilità di uscirne da quel problema che ti assilla, di trovare un nuovo lavoro se sei avviluppato in te stesso e nelle solite connessioni neuronali e nei soliti pensieri disfunzionali.
Se sei impegnato a sopravvivere, vuol dire che stai fronteggiando qualcosa di così urgente, da cui dipende la tua vita, e che quindi richiede tutta la tua energia mentale e fisica, e non ce n’è per niente altro. Come potrebbero venirti nuove idee, opzioni prima non immaginate, soluzioni. Non ti potranno venire. Perché non hai energia da dedicargli. Perché sei impegnato a non farti mangiare dalla tigre (che nel tuo caso sono divenute le mille incombenze quotidiane che non ti abbandonano).
Lascia ogni speranza di poter risolvere – persistendo in tali schemi e comportamenti – ciò che vuoi risolvere, ciò da cui vuoi uscire.

Controlla i pensieri che produci, piuttosto. Fai proprio una bella lista. Anzi ti prego fanne due, traccia due belle colonne su di un foglio, e da un lato metti tutti i pensieri negativi che hai riguardo al lavoro (da trovare, cambiare, creare) e dal lato opposto prova a modificare tali pensieri in qualcosa di più costruttivo.
Non arenarti sul problema. Vai in cerca di soluzioni.

Se pensi di averlo già fatto, rifallo ora! con nuova consapevolezza, e cercando di fare l’esercizio bene, altrimenti non cambierà nulla.
Questo esercizio serve ad aumentare la tua consapevolezza di cosa stai generando. I nostri pensieri sono all’origine dei nostri comportamenti e quindi della nostra costruzione della realtà.
Se anche ti dici “voglio cambiare lavoro”,  ma sotto sotto sei profondamente convinto che tanto qualsiasi cosa farai non cambierà nulla, non troverai, non hai conoscenze, non sei bravo a sufficienza, ti manca il livello di inglese adeguato, etc….bhé, non metterti neanche a cercare. Perchè dentro di te sarai anche sinceramente convinto di voler cambiare lavoro, ma di fatto è come se quella frase fosse solo la punta emersa di un iceberg (5%) mentre il restante 95% di te (la parte non emersa dell’iceberg) crede fortemente che non cambierà nulla, e lavora contro di te e contro la realizzazione di quanto “apparentemente” desideri che avvenga.

Te lo dico in maniera preventiva. Dall’esterno non potrà accadere nessuna magia, nessuno ti verrà in salvo su un cavallo bianco, neanche un coach,  se il 95% di te sta remando contro!
Contro se stesso.
E’ una potenza infinita quella che abbiamo dentro. Siamo potenti, sì. E non ce ne rendiamo conto. E’ una potenza creatrice….e non di vittima.
Ma va osservata, riconosciuta e spogliata di ciò che non le serve (luoghi comuni, credenze di altri a noi vicini e che nulla hanno a che fare con la nostra storia e il nostro talento), e potenziata, allenata, focalizzandola sui nostri obiettivi e mettendoci tutto noi stessi.

Rema a favore! Non contro vento! Please.
Ti sto parlando di lavorare sulla tue credenze. Su una parte di te della quale spesso non sei neanche consapevole.
Hai voglia a dire ai 4 venti che “si, voglio cambiare lavoro”, oppure “le sto provando tutte”, “io sarei davvero disposto a tutto”,  se poi qui pensieri sono solo il 5% della realtà, una realtà che a ben vedere nasconde altre tue credenze tipo:
“si, voglio cambiare lavoro” MA che sia nella mia città, che mi paghino ameno quanto mi pagano ora, che non mi spostino alla vendita, etc)

oppure

“le ho già provate tutte” quindi anche stavolta non funzionerà

 oppure

“sono disposto a tutto” MA nei limiti di ciò che non mi cambia troppo lo stile di vita attuale…

Allora, come la mettiamo?
Pensi che quel 95% tutto sommato non influisca così tanto?
Ti sbagli. Oh come ti sbagli.
E’ come se fossi lì con il freno a mano tirato,  o  come i gamberi, facendo un passo avanti e poi due indietro.
Inizia con il fare la lista, credimi, comincia ad agire da creatore e non da persona che “sopravvive”.
Inizia a capire che tipo di pensieri-spazzatura stai generando. Riconoscili e inizia a trasformarli. Inizia quindi a creare dapprima nuovi pensieri, poi nuovi comportamenti e solo allora la realtà intorno ti offrirà nuove risposte alla domande nuove che porrai, ai comportamenti nuovi che agirai.
Perché a questo punto le tue domande saranno allineate, pulite, senza interferenze, senza pregiudizi, e in quelle domande ci sarai tu, pienamente, con tutta la tua potente verità ed energia creatrice.
Nessuno potrà spiegarti che cos’è. Sei tu il creatore della tua vita. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è.
Pronto a vedere quanto è profonda la tana del Bianconiglio?

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4 thoughts on “Sopravvivenza o Creatività?

  1. E’ tutto talmente vero che posso solo dire che è scritto in modo bellissimo!!!Un punto di vista energizzante ma accogliente…Perché quando hai 44 anni e hai voglia di uscire dal guscio ma vuoi volare senza danneggiare nessuno intorno,è tutto più difficile…L’età adulta ci regala consapevolezza,il difficile è allontanare il timore di altre delusioni allora tiriamo fuori un po’ d’incoscienza e buttiamoci…

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