coaching/inspiration

Per cosa sei stato allevato?

Si, hai capito bene. Il modo in cui sei cresciuto, sei stato educato, è importante per chi sei oggi o puoi essere a livello personale e professionale.
E non sto parlando solo della scuola o dell’educazione ricevuta in famiglia. Sto parlando di tutti quegli insegnamenti, lezioni silenziose e impattanti, che fin da piccolo, e in vari contesti e situazioni, hai appreso per mimesi.

Leggevo un articolo di un manager americano che dichiarava di essere stato allevato a divenire prima o poi un CFO. E’ ciò che da sempre ha creduto di volere, fin da quando ha iniziato a vedere il padre, seduto nel suo studio in casa, a impartire ordini, gestire compravendite, decidere per la sorte di persone e rami d’azienda.
Ha incamerato tutto questo, ricordando solo la prima impressione di scoperta di quel lato di suo padre, che evidentemente fino a quel momento non aveva colto. Il suo lato professionale. Vederlo in azione, in quei panni, gli ha aperto un mondo di opzioni da lui subito ritenute interessant , auspicabili, replicabili… e con il tempo allenabili. Continuare a vederlo agire nel tempo lo ha portato a cristallizzare quel desiderio e a ritenerlo proprio.

Gli apprendimenti più o meno velati che facciamo in una tenera fascia d’età possono essere tanti.
Dal volersi dedicare alla cura delle persone, perché si è visto farlo e lo si è ritenuto una forma di maturità e responsabilità, all’amore per la cucina come forma eccelsa di amore e dono per gli altri.

C’è la paura per la sicurezza economica trasmessa in famiglia come un alone, perché magari qualche componente ha azzardato, ha rischiato troppo, ha bruciato capitali e messo a repentaglio la sopravvivenza del nucleo familiare, creato sofferenze, deviato il corso di quella famiglia per anni.

C’è l’aver visto solo una strada, quella del dipendente, costellata di certezze mensili un tempo sufficienti a condurre una vita con dignità.

C’è l’aver conosciuto la normalità in una vita di eccessi o in una vita di spostamenti e solitudini, di tournées, di impegni e di incastri per far combaciare tutto, e di scelte, priorità dolorose eppure necessarie.

C’è l’aver incamerato che per il proprio genere le opzioni possibili sono sole certe, ed entro queste ci sono i soli margini di scelta, escludendo completamente dal proprio immaginario tutto il resto.

C’è l’aver appreso a non esternare le proprie idee perché è rischioso.

Veniamo impattati da quanto osserviamo, ascoltiamo, vediamo agire. E l’impatto maggiore, viene dato dal protrarsi nel tempo di alcuni modelli, o da più modelli sommati, che si incastrano perfettamente in ambienti diversi, in situazioni diverse. Come un puzzle in cui le tessere finiscono per comporre un unico disegno.

Le sfere da indagare sono molte: gli insegnamenti ricevuti in modo esplicito, e quelli osservati e appresi in modo implicito, la ripetizione di tali modelli in altri contesti, l’unione di questi tasselli e il risultato finale che in termini logici ci restituisce.

C’è un effetto sommatoria.

Se hai visto, ascoltato, appreso certe cose…e quelle cose trovano rinforzo le une dalle altre, allora il tuo puzzle sembra così perfetto da non renderti conto che potrebbe essere scomposto e ricomposto in altro modo. Che puoi andare a pescare nel mucchio di tessere del tuo vicino, per prendere la tessera che ti serve di più, o magari ti rispecchia di più. Puoi cambiare le fonti di ispirazione. Ma soprattutto puoi fermarti ad ascoltare la tua ispirazione interna, quella più vera, che di certo negli anni ti avrà continuato – seppur sommessamente – a parlare, a farti sentire scomodo.

Il rischio è che tu possa non prendere mai questa consapevolezza. Hai mai messo in discussione i modelli di realtà che ti porti dietro? Di chi sono? Sono tuoi? Sono appresi? Ti sono ancora utili?
Magari lo sono stati per un bel po’ di tempo, ma ora non più.
Magari sono stati utili per i tuoi genitori, ma per il tempo che vivi tu non si applicano più, e invece di tenerti in sicurezza, ti espongono alle intemperie. Magari ti tengono in porto mentre tu sei un veliero, fatto per stare al largo.

Prova a fare una lista degli apprendimenti cui sei stato sottoposto nella vita: di che tipo sono? Hanno tratti in comune?
Ciò a cui sei stato esposto: persone, eventi, situazioni, ti hanno insegnato cosa? Attraverso quali elementi?
Di cosa è composto lo zaino con cui viaggi? Che risorse hai lì dentro? Di cosa ti nutri lungo il viaggio tutt’oggi?
Ti scoprirai a fare una lista di comportamenti nel dettaglio, anche micro. Piccole sfumature che alla luce dell’obiettivo di oggi – cioè indagarle, puntarci il faro sopra per osservarle davvero, forse per la prima volta – acquisiscono un peso e un carico informativo completamente diverso.

Pensa alle abitudini, ai ritmi, a ciò che ti concedi e non ti concedi, a ciò che ritieni possibile e non possibile e indaga sul perché? Chi lo dice? In base a quale verità?

Cerca le strutture, i sistemi che hanno permeato la tua crescita.

Sei stato esposto al gestire fin da subito soldi o a non vederli mai? Sono due situazioni diverse, che nel tempo ti portano ad allenare certe competenze o a non saper da dove partire per farlo. Ciò non vuol dire che tu non possa avere un talento a prescindere. Il rischio è che tu non lo veda e lo tenga in cantina, o ritenga che usarlo sia inconcepibile.

Sei stato esposto a scegliere o a non poterti permettere di farlo?

Entra nella tua storia e invece di guardare come classicamente si fa, solo i successi e i fallimenti (i risultati), focalizzati sugli apprendimenti, indaga le connessioni e rintraccia i modelli che ti porti dietro, e come stanno influenzando la tua vita, le tue scelte, la tua professione.

Buona scoperta!

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